|
Tremonti vuol fare Robin Hood? Approvi la Tobin
Tax
mercoledì 04 giugno 2008
di
Andrea Baranes (Attac Italia/Crbm)
Visto il prezzo del petrolio, e gli
utili delle multinazionali del settore, suscita non poco interesse
l'uscita di ieri di Tremonti su una "Robin Hood Tax" da fare pagare ai
petrolieri. A dire il vero il ministro non è nuovo a proposte "originali"
a cui non seguono provvedimenti. Nel suo precedente mandato, infatti,
aveva già lanciato l'idea di una "De-Tax", uno sgravio fiscale per le
imprese che avrebbero stanziato una pari somma di denaro in beneficenza
(ovvero una sorta di "5x1000" aziendale), presentato all'epoca come un
aiuto allo sviluppo senza espopri.
Ora, il ministro va più in là e parla di una «tassa per dare di più a
chi ha bisogno» (già una novità). E identifica i cattivi di Sherwood nei
petrolieri. Se vuole fare sul serio, però, come promotori in Italia
dell'unica proposta riconosciuta globalmente (addirittura con un Nobel
dell'Economia) come "Tassa Robin Hood" ci permettiamo di suggerirgli
alcune caratteristiche minime per realizzarla davvero. Senza
gli impatti dello scoppio della bolla dei mutui subprime, dovuta in primo
luogo alla mancanza di regolamentazione della finanza, prima della recente
crisi delle materie prime, a partire da quelle alimentari, e al ruolo
della speculazione, il "normale" funzionamento dei mercati finanziari, e
in particolare di quello delle valute al 90% speculativi, registra scambi
per 1.500 miliardi di dollari al giorno. Un'enormità quotidiana. Tanto per
chiarire, il valore di merci e servizi scambiati nel mondo in un anno
(anno!) è stimato in 10mila miliardi di dollari. Ogni settimana sul solo
mercato delle valute circola quindi una somma superiore al totale annuo
del commercio internazionale. Una "Robin Hood Tax" - togliere a chi ha
troppo per dare a chi ha troppo poco - dovrebbe quindi andare a colpire
gli speculatori, fornire uno strumento di politica economica per
regolamentare lo strapotere della finanza e infine garantire un gettito
utilizzabile per le fasce più povere della popolazione, per la tutela dei
Beni Pubblici Globali e la cooperazione internazionale. Una simile
proposta, come detto, esiste e prevede un'imposta minima sulle transazioni
valutarie, tale da scoraggiare la speculazione senza intaccare gli scambi
produttivi. Vista la dimensione dei mercati valutari, permetterebbe di
raccogliere ogni anno decine di miliardi di dollari. E' la famosa Tobin
Tax, che prende il nome dal Nobel James Tobin che già negli anni '70 ne
propose una prima versione. Da allora moltissimi studi hanno perfezionato
la proposta e chiarito tutte le questioni tecniche e le possibili critiche
contro una sua applicazione. Oggi è unicamente una questione di volontà
politica. Il maggiore ostacolo alla sua entrata in vigore è rappresentato
dall'enorme potere di lobby del mondo finanziario, che non intende
rinunciare a una minima parte dei giganteschi profitti della speculazione.
Il lavoro delle reti e delle organizzazioni della società civile
internazionale e la stessa gravità delle continue crisi finanziarie stanno
però modificando il quadro politico. Sempre più governi si stanno
esprimendo in favore di una simile misura. E anche il consigliere per la
finanza innovativa del Segretario Generale dell'Onu ha recentemente
dichiarato ufficialmente: «Dobbiamo avere delle tasse sulle transazioni
valutarie». A dicembre di quest'anno, a Doha, si
svolgerà il vertice internazionale sulla Finanza per lo Sviluppo, nel
quale i governi sono chiamati a trovare le risorse necessarie per
raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e per la lotta contro
la povertà. E l'Italia? Uno degli ultimi atti dell'esecutivo Prodi era
stata la decisione di nominare una Commissione, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, per valutare il lavoro e i passi concreti verso
l'introduzione di un'imposta sulle transazioni valutarie nell'area euro.
Ricordiamo inoltre che una proposta di legge sulla Tobin Tax giace in
Parlamento da diversi anni, a seguito della proposta di legge di
iniziativa popolare attorno alla quale Attac e altre organizzazioni,
avevano raccolto quasi 200mila firme. Oggi è il momento di darle corso
definitivamente (è ancora viva nelle Commissioni parlamentari
l'istruttoria e il testo della legge). Tanto più che nel suo recente libro
"La paura e la speranza", lo stesso Tremonti riprende diversi argomenti
che sembrano avvalorare la necessità di una tale imposta. E' questione di
volontà politica. Tremonti statista Robin Hood o Tremonti De-Tax da buon
commercialista di imprese? A lui la risposta.
|